Mediterraneo Basilicata

“Che cos’è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre. Viaggiare sul Mediterraneo significa incontrare il mondo romano in Libano, la preistoria in Sardegna, le città greche in Sicilia, la presenza araba in Spagna, l’Islam turco in Iugoslavia. Significa sprofondare nell’abisso dei secoli […]Significa stupire di fronte all’estrema giovinezza di città molto antiche, aperte a tutti i venti della cultura e del profitto, e che da secoli sorvegliano e consumano il mare. Tutto questo perché il Mediterraneo è un crocevia antichissimo. Da millenni tutto vi confluisce, complicandone e arricchendone la storia: bestie da soma, vetture, merci, navi, idee, religioni, modi di vivere. E anche le piante” (F. Braudel). Il mediterraneo è anche un sogno, una metafora, un odore che trovi a Palermo e risenti a Venezia e ritrovi una sera con un refluo di vento passeggiando per il Panier a Marsiglia. Il mediterraneo è anche il Mezzogiorno con al centro la Basilicata con le sue colline e montagne, i suoi tratturi e i suoi due mari (lo Jonio e il Tirreno). Quei due mari ci hanno permesso di essere quello che siamo: un incrocio di razze, culture, bellezze, saggezza.
Qui dobbiamo continuare ad essere quel che siamo sempre stati. Qui in questa terra che accoglie e include, dobbiamo deciderci per un passo in avanti. Al centro la persona con la sua presenza profetica che guarda al territorio non per conquistarlo ma per realizzarne la vocazione. Al centro la bellezza e la felicità misure per tutte le donne e gli uomini che custodiscono il loro territorio come si fa con un tesoro, questo fatto di ragioni storiche e non solo economiche. Un tesoro fatto di tessere per costruire un mosaico che racconti la visionarietà, una delle categorie più “scandalose” della ragione ed anche della passione. Quella che consegna uomini che impressionano gli incontri, danno dimensione ai luoghi e dicono parole che fanno intravedere il futuro. Ed è questa prospettiva che riempie di contenuti veri “la visione condivisa” alla quale devono tendere la politica, la classe dirigente, le organizzazioni pubbliche e private. La visione condivisa propone e fa emergere nuovi modi di partecipare in nome della cultura. Per questo occorre dare un nuovo nome alle classi dirigenti che si prendano la responsabilità di riappacificare la cultura e la politica, la cultura e l’amministrazione, la cultura e la legislazione. Da qui è facile dedurre che il nuovo c’è se il cambiamento avviene prima di tutto dentro di noi.
Noi qui vogliamo vivere, vogliamo che i nostri giovani riacquistino la voglia di viverci, vogliamo riprenderci il nostro futuro a partire dalla cultura, il nostro bene più importante.
E Bisogna cominciare dalla Basilicata, terra di invenzioni e di sottrazioni, di amore e di sofferenza, di dignità e di orgogli dove tutto si mischia, tutto sembra spento e tuttavia è vivo, e ogni cosa, a suo modo, vive nell’ombra e tuttavia è illuminata. Da qui bisogna partire cercando di vederla dall’alto per scorgerla nelle sue specialità e indicarla come la terra della “sconfinalità”, capace di allargare i suoi luoghi e di offrirli alla vista tanto essi sono preziosi. Per questa Basilicata vale la pena pensare e oltrepassare con le cose buone da provare a fare, le parole nuove da comporre, le intenzioni salutari da agire. Tutto ciò nella certezza che la Basilicata a fronte di quel che da, meriterebbe meno distrazioni e molta più attenzione concreta. Per questo “Letti di Sera” vuole “sconfinare” vuole diventare proposta complessiva, provocazione, visionarietà, utopia realizzata senza per questo snaturalizzarsi ma anche smettendo di delegare. Questa comunità , nata e cresciuta sull’amore per i libri, oggi vuole candidarsi ad elaborare un nuovo progetto per il futuro della nostra regione, si candida con lo strumento che conosce, con le idee. Noi non siamo e non possiamo diventare la pattumiera d’Europa, le risorse naturali che stanno nel sottosuolo non possono diventare la ragione della nostra morte culturale e sociale, il paesaggio va preservato dalle storture di un progresso che non ci appartiene e non ci interessa. Ci può essere progresso compatibile con una qualità della vita elevata, i progressi tecnologici devono convivere con una diversa idea di comunità, la modernità è un concetto che va maneggiato con cura come ci insegnano diverse esperienze compresa “l’utopia industrialista” di Adriano Olivetti. Ci vuole la responsabilità che tiene insieme i valori che servono ad una persona, ad comunità per svilupparsi. E bisogna dare un nome nuovo allo sviluppo che va vissuto senza paura, con curiosità, col gusto della sfida, perchè confermi che, come ci suggerisce Montale, “L’ora più bella è al di là del muretto”. Tutti i territori si sviluppano se è l’uomo con la sua presenza ad animarli e non solo con le ragioni dell’economia.
Noi dedichiamo la “notte bianca del libro festival” a tutti quelli che pensano che un mondo diverso è possibile, che a partire dalla Basilicata, si possa costruire un mondo di pace e di parole, di parole che diventano cose, di sviluppo inclusivo, di cultura perché la cultura è lavoro, sogni, materialità altra. E’ venuto il momento di scacciare i mercanti dal tempio, di riappropriarci del nostro futuro, di rioccupare le strade con i sogni, di smettere di affidarci ai peggiori. Perciò vi chiediamo di firmare e di far sentire la vostra voce.

By | 2018-08-06T17:40:15+00:00 06 Agosto 2018|Categories: News|0 Commenti